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L'ultima arrivata (2)

Lui- «Non posso, lo data già a te, gli altri lo sanno, se vedono che la ritiro per darla a uno di loro,” penseranno”chi sa che cosa, e tu, non vuoi questo, vero?

Io « Cos’è, un ricatto questo »

Lui « Ma che ricatto, e ricatto! Hai trenta anni, Femia, ti scandalizza ancora sentire la parola “pene” O cazzo, come dir si voglia »

Ha questo punto entra lei, il terza incomoda, l’ultima arrivata,

si, insomma, la novellina fresca d’impiego di appena dieci giorni, non ha ancora ricevuto il primo stipendio.

« Eccoti qua, proprio te cercavamo, vero “Massimo”»

Lui mi guarda, io di rimando gli faccio l’occhiolino, quello che si fa quando uno deve accondiscendere a quello che dice l’altro: ha capito.

« E’ vero Milena, Femia ed io, cercavamo proprio te. Comunque sarà lei a delucidarti sulla nuova pratica, vero Femia? »

« Si, certo, nulla incontrario, anzi sarò felicissima d’aiutare la nostra cara Milena »

Massimo porge la cartella con la pratica alla sottoscritta, accompagnato con un’occhiataccia di quelle brutte, quella che vogliono dire: hai fatto la furba, ora vedi di istruirla bene, perché se va a puttana il cliente, sono cazzi tuoi, hai capito?

Gli faccio un sorriso da ventiquattro carati, che vuol dire: non preoccuparti, caruccio, so quello che faccio!

Tutto questo casino perché uno stronzo di cliente vuole assicurarsi il “pene”, si quello, il cazzo. Un bavoso vecchio rincitrullito, si dipinge i capelli, il viso imbrattato di creme per nascondere le rughe: vuole assicurarsi il cazzo! Prendo Milena sottobraccio, la cartella sotto l’altro, ci avviamo nel mio ufficio.

« Bene, cara Milena, a noi due. Tu sai come si stipula una polizza, vero? Sì, è quello che immaginavo. Questa che ti proponiamo è un picicinino diverso dal solito »

Dopo aver illustrato per benino, senza che lei facesse nessun’obiezione, chiudo la cartella consegnandogliela. Lei mi guarda con il sorriso furbetto mi fa.

« Ora che ti ho tolto le castagne dal fuoco, merito un caffè?»

Il mio viso deve denotare più che uno stupore, hai capito! La novellina! Ha capito tutto, ed io che pensavo d’essere furba. Alla fine gli sorrido anch’io.

« Meriti più che un caffè, mia cara Milena, ci hai messo nel sacco a tutti e due. Con questo, non credo dispiaccia portare tu avanti la pratica, vero? Comunque io sono sempre qui per qualsiasi chiarimento »

« Ok, non preoccuparti, me la caverò, se avrò bisogno so dove trovarti. Per il caffè, come la mettiamo?»

La sera stessa, a chiusura d’ufficio, andiamo a consumare il caffè, sedute ad un tavolino di un bar alla moda. Abbiamo sguardi di vogliosi giovanotti addosso, sarebbero felici farci la festa. Milena fa di tutto per provocarli, quelli più si ringalluzzivano. Manca poco che uno di quelli non salta a cavalcioni Milena. Meno male abbiamo la macchina a poche decine di metri dal locale, perché quelli, se ci avventuriamo per strade poche frequentate, hanno occasione sicura per violentarci. Glielo riferisco, consigliando di smettere di provocarli, lei per tutta risposta apre la borsa e mi mostra l’armamentario di difesa; spray al peperoncino, pistola a scarica elettrica, più un aggeggio che non saprei come chiamarlo.

« Con tutto questo armamentario pensi di andare in guerra?»

In quel bar non ci siamo più andate, in molti altri sì. È non solo bar, cinema, ristoranti, teatro, siamo diventate amiche. Della pratica del cazzo non si parlò mai lei ha condotto in porto senza nessun aiuto da parte mia o di Massimo. Non gli ha assicurato solo il cazzo al bavoso, gli ha fatto tre polizze, pene, testicoli e buco del culo. Ha detto, “candidamente”, che era inutile assicurarsi il cazzo se poi i testicoli e il buco del culo, stando nei paraggi, correvano lo stesso pericolo.

Più volte il giorno, ci salutiamo attraverso la vetrata del mio ufficio con la mano, la sua scrivania è proprio davanti al mio ufficio. La sera si esce dal lavoro insieme. Dopo un po’ abbiamo pensato; è inutile venire a lavoro con due auto, mi è sembrato giusto.

Spesso con la scusa di chiedere consigli sta da me più del dovuto, parliamo del più e del meno. Conosce un sacco di barzellette, alcune anche spinte e stimolanti. Oltre ad essere, una bella e giovane, ha ventiseienni, la ragazza è simpatica e intelligente. Se fossi un uomo, ti sposerei, gli dico.

Un po’ alla volta ci siamo accorte di avere molte cose in comune, gli stessi gusti nel vestire, nel mangiare, ci piace da morire la pizza, accompagnata dalla birra scura e fredda. Non abbiamo avuto nessuna controversia in fatto di scelta di film o d’opera teatrale.

Una settimana fa, era un sabato sera, uscite dal cinema, pioveva a dirotto, lei mi fa.

« Femia, mi rompe andare a casa a quest’ora. Tanto domani e domenica, non abbiamo nessun programma, vengo a stare da te questa notte, che ne dici? Ti va l’idea? »

Che c’è di strano: gli rispondo. Con il pigiama o vestaglia come la mettiamo? Uno dei miei ti dovrebbe andare bene? Ma no, mi fa, nessun problema io dormo nuda.

È così, dopo le incombenze serali, i denti, la pipì, e il bidè, ci siamo messi sotto le lenzuola. Non appena messo nel letto mi si stringe contro poggiando la testa sulle mie tette.

« Che fai? Ascolti il mio battito cardiaco, ti posso assicurare che mi sento bene.»

« Ti voglio bene, Femia »

« Anch’io te ne voglio, Milena»

« Io te ne voglio di più »

« Come fai a dirlo? Lo misuri con il metro? »

Lei per tutta risposta, alza la testa dalle mie tette, mi ficca in bocca, dieci e più centimetri della sua lingua rigirandola in cerca di qualcosa che non trova. Perché non mi sono staccata da quel risucchio? Perché non l'ho buttata fuori dal letto e giù dalle scale? La novità mi aveva lasciato di sasso, poi più semplicemente, cominciavo a provare gusto. Una remora di femminilità è insorta.

« A me piacciono gli uomini, Milena »

« Anche a me, Femia »

« È da tutta una vita che aspetto il mio principe azzurro, Milena »

« Anch’io l’aspettavo, Femia »

« Perché l’aspettavi, l’hai trovato, Milena »

« Sì, Femia lo trovato »

Così dicendo mi rificca la lingua in bocca in cerca della mia.

A questo punto ho pensato chiarire bene, come si dice, “mettere i puntini sulla i”.

« Frena il tuo entusiasmo, Milena, ti voglio bene ma non fino a questo punto, credo di non essere Gay, ne ho voglia di scoprirlo. Il mio sogno è, e rimane, il Principe Azzurro, chiaro?»

Pubblicato il 26/6/2013 alle 10.18 nella rubrica diario.

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